Le novelle dei Cavalier King
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Le novelle dei Cavalier King Charles Spaniel
Un giardino da sogno

Guasconi Carlo 14-01-2009
Sarete avvolti in una lettura scritta da un giardiniere nato e vissuto a castel san giovanni in provincia di piacenza in emilia romagna, luogo in cui potrete visitare anche l' allevamento, amante della natura e degli animali, sopratutto dei Cavalier King Charles Spaniel che mi hanno sempre dato tante emozioni, e vorrei dare un'impronta sana e onesta in italia dove esiste una realtà triste nei confronti dei cavalier king charles spaniel, si meritano il massimo da noi, visto che sanno dare tantissimo a tutti, quindi scusatemi se non scriverò come uno scrittore professionista. Vorrei solo dare a voi lettori una lettura piacevole e ricca di nozioni utili.


Buona lettura a tutti

Il cucciolo in regalo

Primo paragrafo

La famiglia era riunita in cucina a far colazione. Il tavolo era imbandito di tante cose buone e genuine: latte, cioccolato, burro, marmellate di ogni tipo, cornetti caldi, panini croccanti, spremute, succhi di frutta, uova e prosciutto. Quel tavolo rotondo con la tovaglia a quadretti e fiori solo a guardarlo faceva venire un gran appetito!
Il padre Vittorio, che era a tavola solo per compagnia perché messo a dieta, beveva una tazza di tè e leggeva il giornale di quella domenica di novembre, il 28 esattamente. La mamma Barbara spalmava il burro e marmellata alla ciliegia su una fetta di pane tostato per il figlio che aspettava, seduto di fronte, con una tazza di latte fumante. Lorenzo era incantato dalla fantastica nevicata, che vedeva scendere attraverso il vetro della finestra della cucina, dove le tende erano raccolte da un nastro giallo, per far entrare la luce.
Lorenzo era un bambino di 11 anni, sensibile, carino, intelligente, un pò timido e chiuso. La maggior parte del suo tempo, infatti, la utilizzava per prendersi cura di sé: sapeva arrangiarsi per mangiare, lavare ciò che aveva utilizzato in cucina, sapeva cucire e stirare perché la madre, che doveva sbrigare queste faccende domestiche la sera, riusciva a coinvolgerlo piacevolmente e gli aveva trasmesso un certo senso del dovere. Allo stesso modo il padre Vittorio, quando svolgeva alcuni lavori nei campi lo portava con sé e gli insegnava il senso del dovere, della fatica e un mondo in cui i sacrifici vengono gratificati con pazienza anche se non subito. Anche nello studio era bravo e indipendente, perché gli era stato inculcato che era giusto esser bravi a scuola per se stesso e per avere un futuro migliore. Non aveva grandi esigenze, Lorenzo, ed era appassionato dalle cose vere e semplici. I genitori per mandare avanti tutto dovevano lavorare tanto, spesso facevano straordinari e lunghi turni lasciando che si arrangiasse e si gestisse da solo anche se a volte combinava qualche pasticcio.
I genitori erano intenti a parlare di Lorenzo per quella volta in cui giocava in cameretta con il cuginetto e aveva infilato un chiodo alla volta nella presa della luce , poiché non riusciva a toglierli, si fece aiutare dal cugino che li prese in mano contemporaneamente. I famigliari videro che il cuginetto Riccardo era salvo e Lorenzo scoprì che quella non era una cosa da fare.
Mentre i genitori parlavano, uscì dalle labbra di Lorenzo, una frase che aveva tenuto dentro di sé a lungo, serio e deciso, disse: "Papà, voglio un cane!". I genitori ammutoliti per qualche istante guardarono Lorenzo che teneva lo sguardo rivolto alla finestra, e pensarono: "Caspita! Non poteva chiedere un paio di scarpe per giocare a calcio?".
Vittorio aveva intuito, che non era una richiesta superficiale, capì che suo figlio aveva una necessità reale e non si trattava di un capriccio. Quello era un momento importante per la vita di Lorenzo; sentì che la cosa da fare era ascoltarlo.
Così piegò il giornale, prese il pane tostato che Barbara aveva preparato per Lorenzo e gli diede un morso. Barbara ne preparò un altro e li lasciò parlare.
Vittorio disinvolto chiese: "Come mai vuoi un cane?" Lorenzo rispose: "Perché è bellissimo un cane.. perché io amo gli animali e ne voglio uno sarà sempre con me gli darò da mangiare lo laverò e lui mi starà vicino mi difenderà e mi farà le feste quando tornerò a casa risponderà quando lo chiamerò, e mi starà vicino quando giocherò con il pallone in cortile starà seduto vicino a me mentre farò i compiti e anche mentre giocherò con il piccolo chimico. Poi lo laverò, gli cambierò l'acqua e gli farò tante carezze poi lo porterò a scuola e nei campi così potrà correre e giocare con me e poi... papà me lo prendi?".
Lorenzo era decisissimo e aveva un sogno grande, sincero e puro! Lo desiderava talmente tanto che già vedeva chiaro nella sua mente se stesso con il suo cagnolino mentre sarebbero stati assieme. Papà voleva aiutarlo a realizzare questo sogno nel modo e nei tempi giusti. Questa era l'occasione per far sentire a Lorenzo l'affetto dei genitori.
Lorenzo soffriva un po' di solitudine, aveva bisogno di qualcuno che guardasse un po' la sua vita, che vedesse le sue difficoltà e come risolveva i problemi, che lo guardasse in modo dolce. Aveva sempre mille responsabilità, sempre mille doveri. Lorenzo voleva essere se stesso, aveva bisogno qualcuno che lo accettasse così com'era, che non lo giudicasse, deridesse o castigasse ma qualcuno presente, fedele, puro, che gli stesse vicino perché gli faceva piacere avere Lorenzo al suo fianco; qualcuno che lo amasse, qualcuno che lo apprezzasse, qualcuno che fosse felice di vederlo tornare a casa.
Vittorio rispose : "Ma sai già che cane vuoi?"

Lorenzo accennò un sorriso, continuando a tenere il viso girato verso la finestra e disse: "Si!".
Era solo all'inizio del percorso Lorenzo e si rendeva conto che stava chiedendo una cosa importante per la quale probabilmente non l'avrebbero accontentato. Lorenzo con voce un po' indecisa disse: "Si, ne ho visto uno bellissimo!" - " Un cane grande?" - "No piccolino" - "Fammi un po' vedere ma piccolo quanto?".
Il padre stava pensando che si stava avvicinando il Natale e che forse quest'anno avendo lavorato tanto, poteva permettersi di fare un regalo al proprio figlio.
"Beh, grande così!" disse il bambino ed allargò le mani aprendole ad una distanza di circa 70 centimetri. Guardò il padre: aveva capito che era veramente interessato e che stava cercando la possibilità di accontentarlo. Era orgoglioso e felice di poter rispondere alle domande che mostravano interessamento.
Il padre continuò: "Ma quanto è alto?" Lorenzo prontamente rispose: "Beh, così!" E mise una mano ad una distanza di circa 25 centimetri dal pavimento.
"Ma ha il pelo lungo?" ribatté il padre. Lorenzo rispose: "Un po' si ma non ne perde tanto e poi lo potrei fare dormire nella mia cameretta e terrei pulito io!".
La madre lo guardò ma non disse niente; pensava che di chi deve tener pulito si sarebbe ribadito se si fosse deciso di comprare il cane. Però disse: "Hai idea di che odore fanno i cani ?" - "Si mamma, so che di odore non ne fanno quelli che piacciono a mè " - "Cosa stai dicendo...?" - "Il cane che mi piace non puzza! A differenza degli altri cani... perché hanno la pelle diversa" - "Va bene, prendiamo ciò che dici per buono poi ci informeremo meglio" - "Vuoi vedere una foto papà?" - "Una foto? Volentieri, ma da quanto tempo è che desideri questo cucciolo?" - "Beh... Papà ti ricordi quando siamo andati per Pasqua alla fiera e siamo andati a vedere i trattori? Lì c'erano tanti cagnolini che..." - "Ah sì... c'erano i cani! Sì, ma erano cani abbastanza grandi ed erano addestrati per il soccorso: cani da lavoro; era una manifestazione di cani che utilizzano i vigili del fuoco e la protezione civile per salvare le persone... comunque sì, ricordo... era uno di quelli?" - "No... a fianco a noi c'era un ragazzo con un cagnolino bellissimo e dolce che mi ha guardato negli occhi. Io mi sono chinato e mi ha riempito di bacini" - "Sì adesso ricordo! Ci siamo messi anche a chiacchierare con quel ragazzo. Ho capito, è quello il cagnolino che ti piace?" - "Sì papà!".
Barbara diede il pane tostato a Lorenzo, dicendogli: "Ma ti rendi conto di cosa voglia dire tenere un cane? Inoltre tenerlo in casa?" - "Sì mamma, ho parlato tanto con i miei amici dei cani e poi il mercoledì vado a giocare con un mio amico che ha i trenini elettrici e possiede due cagnolini meravigliosi in casa; li tengono lì anche se avrebbero posto in giardino" - "Lorenzo mi rifai vedere la foto?" chiese Vittorio. Il bambino andò a prendere lo zaino di scuola, tirò fuori una foto un po' stropicciata con qualche briciola. Era una foto fatta a casa del suo amichetto Luca in cui era ritratto Lorenzo inginocchiato con un sorriso vero e sereno assieme a due Cavalier King Charles Spaniel blenheim (bianchi e arancio) mentre gli leccavano le guance. "Sono i cagnolini del tuo amico Luca?" - "Sì papà!" - "Posso tenere questa foto? Poi te la ridò tra qualche giorno, va bene?" - "Me la fai vedere, Vittorio?" - "Certo Barbara!".  lei esclamò: "Che orecchie lunghe!". Lorenza: "Sì, sono così lunghe perché hanno due anni e si allungheranno ancora! Ma... vi piacciono?". Barbara: "Sì, sono proprio belli!". Vittorio: " Ma sei sicuro che non puzzano?" - "Si... è vero papà! Ti assicuro... quando ho lavato con la mamma di Luca i suoi cani... mi ha fatto notare che non puzzavano e mi spiegava che hanno la pelle più fine degli altri cani e non puzzano!" 

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